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Haria (Lo 4064) – Risonanze e rarissimo carabide

Grotta trovata un paio d’anni orsono in inverno durante una battuta in Cariadeghe (Max&Vicky), si presentava come piccolo foro con discreta corrente d’aria in uscita. Monitorata successivamente nell’ambito del progetto “Ariadeghe” e messi a confronti i dati ottenuti con il prezioso supporto di Mizio (M. Miragoli), risultava avere delle affinità col sistema Omber seppur distante da esso. Al primo sondaggio esplorativo, dopo una strettoia verticale di 5 metri e un pozzo da 12 metri, ci siamo arrestati su piccola fessura.
Il giorno seguente la frenata di entusiasmi allo “Zar”, finiti in ambienti schifosamente stretti, decidiamo di rivedere il pertugio di “Haria” dal quale ricordavo di aver percepito un rumore di ambiente. Difatti Nicolò, dopo aver sentito l’eco, si mette a scavare di buona lena fino a rendere il passaggio praticabile.
Scendiamo un saltino e l’ambiente è comodo: qualche metro e una ripida discesa di una decina di metri ci fa atterrare in una graziosa saletta circondata da camini e stretto meandro alla base. Cacciata dentro la testa e urlato si ode un’altra eco particolare. La volta successiva allarghiamo il passaggio e ci colpisce la lunga risonanza che segue dopo un forte rumore. Dopo le consuete ore e ore di scavo ci affacciamo su un pozzetto.
Ritorniamo io e Max in notturna e scendiamo il pozzetto, ritovandoci nuovamente a urlare in stretto meandro… e ancora sentiamo la voce riverberata dietro la parete e in tutte le direzioni. Dopo l’ovvio scavo ci affacciamo su un pozzo da 14 m.
Altro weekend, altra punta con Nicolò dove scendiamo la verticale battezzata Jakkador. Base di 4×4,5 m e vuole il caso, un meandrino a pavimento. Ancora un urlo ancora un’eco. E via a martellare sotto un fastidioso stillicidio ma protetti da una mantella di telo termico (Jakkador…).
Qui Nicolò preleva un piccolo carabide che ritiene interessante; lo farà analizzare da uno specialista bergamasco. Per l’ultima punta si aggregano anche Mak e Davide M. armati di didjeridoo autocostruito e assemblabile.
Mentre Max arma il pozzo “Orghen”, Mak ci immerge in un mare di vibrazioni suonando egregiamente il didjeridoo (https://youtu.be/bgZHH8lULOo).
Le frequenze mandano come in risonanza la sequenza di pozzi, un fenomeno insolito quanto inspiegabile; l’effetto amplificato del suono grave dello strumento fa percepire le vibrazioni, ed è davvero ipnotico! Scendiamo “Orghen” (P 8), poi breve e largo meandro; piccolo scavo per addolcire l’ingresso al saltino successivo e giù. Qui però l’ambiente riduce le dimensioni e il solito meandro è più cattivo che mai, senza più eco. Attualmente Haria è profonda 60m con uno sviluppo di 200 m.
Il piccolo troglobio raccolto da Nicolò trattasi di un rarissimo individuo di Lessinodytes Glacialis, un carabide molto evoluto per la vita sotterranea. L’unico esemplare presente nel bresciano venne raccolto all’Omber en banda al Bus del Zel e nel veronese si contano pochissimi ritrovamenti sui monti Lessini e sul monte Baldo. Un altro indizio delle potenzialità di questa grotta, o della zona adiacente, che la metterebbero in probabile collegamento col Sistema.

Vicky

vaschetta P. Scusaci

Strati di calcare di Zu sull'ultimo pozzo

meandro prima del fondo

P. Jakkador

Haria: pianta

Haria: sezione


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