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RITORNO A CASA: IL SOGNO DI SAMAR 2012

Casa mia a Nave (Bs), mercoledì 9 maggio 2012 h 12:20

Ho lasciato passare qualche giorno, qualche postumo dell’infezione ma soprattutto ho sperato guarisse quella sensazione che avvertivo già come nostalgia patologica. Aveva ragione Elena a piangere per le cose belle che finiscono.

Dunque un altro grande viaggio profondo è alle spalle. E saremmo degli ingrati a ridurre tutto ad una spedizione speleologica perché davvero Samar 2012 è stata qualcosa di molto più grande. Un’esperienza totalizzante ed intima anche per noi abituati a vivere intensamente l’accoglienza filippina. A respirare i luoghi. A dividere ogni giornata ogni attimo con i propri abitanti. Con chi appena conosciuto nel giro di un istante potrebbe essere per sempre come un fratello.

Ha pianto Barruz e abbiamo pianto noi quando ci siamo abbracciati. Piangeva la mamma, il prolifico barangay captain, le figlie e i figli. Accorgersi che delle vite si sono in qualche maniera intrecciate è il senso stesso dell’esistenza. La fretta quel venerdì sera era ormai solo l’orribile puzza di diesel del multicab che ci avrebbe riportato a Catbalogan.

Ore e km di cigolii tra un sobbalzo e una pozza di fango. Polvere che si appiccica alle guance ancora umide dalle lacrime tra il ristagno dello smog acre e vomitevole, sdraiati sui sacconi pieni di troppi ricordi. Palme, ancora palme e capanne. Ponti e risaie che scorrono dietro le sponde senza soluzione di continuità.

Eppure per noi la scusa ancora una volta è stata la grotta. Doveva essere una facile giunzione tra Sulpan Cave lunga 2 km e la sovrastante Male-Ho che di km ne aveva il triplo. Invece è stato come perdersi in un labirinto metafisico di una giunzione impossibile con la Sulpan che ci avvinghiava in 12 chilometri di tentacoli impazziti e la cupa Male-ho tentava di annegarci con i suoi 3 metri cubi persi nei 7 km di vuoto.

Fuori una casa e una famiglia, delle sorelle, una guida e dj per amico. L’indomani puntuale l’odiato guado e sempre un giorno sospeso in un’incredibile normalità. Normali il caldo umido da apnea, la scivolosissima foresta, la chiassosa compagnia delle ragazze davvero speciali. Normale persino uno scontro a fuoco tra guerriglieri e militari scampato per un attimo. Normale tornare a casa per cena e per buttare chilometri di dati in Visual o sulla carta giusto per sapere se eravamo ancora in Filippine.

Assieme il sogno di un grande complesso e quella di una vita in simbiosi con luoghi e persone: straordinario viaggio senza più confini.

Il 28 aprile al battesimo del povero Trex Bonifacio, che si trascinerà per sempre un nome escursionistico-giurassico frutto della deviazioni del papà Joni è stato come fosse la festa della spedizione. Tutto ancora come una festa in famiglia. Io sopravvissuto a chissà quale virus e soprattutto al St. Camillus Hospital, le carinissime tres marias, i compagni di viaggio, Sherwen e Zar. In onore dell’ospite tutti rigorosamente con la cancerogena t-shirt Caving in Samar dalla serigrafia asfissiante.

La sera finalissima da vip ospiti di un’amica di Joni nella sua sfarzosa quanto pacchiana piscina modello neoclassico. Sopra un cielo di un viola profondo che pare inghiottire la verde periferia di Catbalogan. La sua aria frizzante.

Il resto, i due giorni passati a Borongan ad esplorare la bellissima Talobag-nan Cave, a cacciare cobra e a mangiar tonni grigliati già ve li ho raccontati. Inutile pensare quante spedizioni potrebbero susseguirsi solo laggiù, lungo la verdissima costa orientale.

A questa invece manca solo la cronaca di una notte abbastanza piatta a Manila, la solita mezza giornata a cercar regali tra bancarelle e mostruosi centri commerciali. L’eterna lotta di 4 kg di manghi freschi o di 5 litri di ottimo rum Tanduay contro l’extracarico poche ore dopo in aeroporto.

Adesso che un aereo ci ha catapultato nella stressante normalità non mi vergogno di avere ancora gli occhi lucidi: un abbraccio e un immenso grazie a Joni, Sherwen, alla famiglia Calagos, a Lando. Un abbraccio speciale alle tres marias Elena, Carla e Carlotta. Un Abbraccio anche ai compagni, a quelli come Claudio, Lillo o il vecio Guido che conobbi tanti anni fa nelle grotte più belle e difficili in giro per il mondo ma anche a quelli come Francesco e Antonio che da nuovi si sono meritati proprio tutto.

Samar 2012: il suo fiume scorrerà per sempre. Sarà tempo per vivere, tempo per respirare.

Matteo “Pota” Rivadossi

A Barruz salutiamo la famiglia Calagos tra le lacrime

Abbraccio tra Guido e il barangay captain Carlito Calagos

Barruz River

Carlo Calagos, esempio di tecnica filippina con una scarpa e un calzino, dyneema da 5 in mano...

I gnari in chiesa al battesimo visibilmente soddisfatti anche per indossare le famigerate t-shirt di Joni...

Il P70 che dopo 800 metri di forra porta sul collettore di Male-Ho

In Sulpan Cave per l'ultima punta

La bellissima moglie di Joni e il figlioletto Trex la mattina del battesimo

L'ingresso di una delle tante cavitá minori viste tra Camunu-an e Barruz

L'ultima strettoia in Sulpan, ventosa verso chissá quali ingressi

Pranzo d'addio a Catbalogan in senso orario Claudio, Francesco, Carla, Zar, Elena, Joni, Guido, Carlotta, Antonio e Pota

Sorpesa da centro commerciale filippino...

Un prelibato e costosissimo nido di rondine, 5000 dollari al chilo!


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