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Samar: vita di campo

Campo base presso Barangay hall di Mabini , lunedì 27 marzo ore 17,28 locali

Oggi, per me, è una giornata di riposo forzato obbligatorio. Ieri abbiamo fatto un giro bello tosto intorno al Bugasan River e, probabilmente, sto pagando il prezzo di una botta di calore (o almeno è quello che spero, ma il mio 38.6 me lo leva solo la tachi mille…). Che fortuna sentirsi come un animale in gabbia!
Verso le 8.30 Matteo, Lillo, Matjaz e Joni partono per andare a vedere una nuova grotta, mentre io e Guido rimaniamo qui, con l’ordine mandatorio del Pota di bermi almeno 4 litri di acqua, di riposare e controllare bene che la febbre non salga di nuovo.
Visto che la noia e la mancanza di sonno regnano sovrani, ho pensato di raccontarvi come è la vita qui al campo base. Voglio farvi una premessa: quando siamo arrivati a Mabini, vi siamo giunti la sera col buio, senza che i capi villaggio fossero avvisati. Ma subito si sono adoperati per ospitarci: ci accolgono senza problemi e ci lasciano a disposizione la Barangay Hall (in pratica la sede del Villaggio), ci trovano la cuoca che ci preparerà colazione e cena e un local che ci farà da guida per andare a vedere le diverse grotte della zona. Provate a pensare un attimo se una cosa così in Italia, nel mondo “civile” dell’Occidente, è possibile? Secondo me no, anzi saremmo stati mandati a quel paese.
Ma torniamo alla vita a Mabini. Il mood con cui vivere una spedizione ai tropici è basato solo su un concetto: spirito di adattamento, perché non puoi mai sapere dove sarai, cosa dovrai fare e a cosa andrai incontro. Qui attualmente viviamo in una reggia rispetto agli standard affrontanti dai miei soci in altre spedizioni.
La Barangay Hall è suddivisa su due piani:
- A piano terra c’è la cucina e il bagno (letteralmente un cesso fatiscente da film horror, che usiamo giusto il minimo indispensabile) e questo livello è diventato il nostro magazzino con tutta l’attrezzatura speleo.
- Al primo piano, invece, c’è la sala del consiglio, dove dormiamo e mangiamo e che condividiamo con i locali quando devono venire a controllare, mandare avvisi o preparare documenti per la vita del villaggio.
Fatte queste premesse la nostra vita quotidiana è scandita da ritmi piuttosto regolari, salvo gli imprevisti.
Tra le 5 e le 6 ci svegliamo tutti e iniziamo a fare la prima colazione, caratterizzata da caffè solubile e zucchero (al cui interno ormai vivono più formiche che altro) intanto che aspettiamo che la cuoca finisca di cucinare. E arriva la vera colazione a base di riso, proteine (carne o pesce) e qualche verdura (se le trovano).
Verso le 8 dobbiamo esser tutti pronti, e si parte: solitamente all’andata la guida ci fa fare sempre la via più complicata, o almeno così ci sembra. Una volta giunti a destinazione si valuta se la grotta merita, se c’è da rilevare o se è il caso di lasciar perdere. Se la valutazione è positiva si cerca di capire quanto sia complicata la grotta e si parte con l’esplorazione ed il rilievo. Poi, quando avanza tempo, ci mangiamo la nostra barretta quotidiana.
Solitamente verso le 17 si rientra al villaggio: per prima cosa ci puliamo scarpe, bastoncini e braghe dal fango e, una volta sistemata l’attrezzatura, ci si lava. E qui, per lavarsi, le tecniche son diverse: c’è chi ha il coraggio di usare il bagno fatiscente, chi va al fiume e chi usa la fontana di fronte alla Barangay Hall. E allora iniziano le differenze di genere: se i ragazzi possono lavarsi in boxer o pantaloncini corti e nessuno li considera, io mi ritrovo circondata da bambine e bambini, lontani sguardi indiscreti mi osservano e, soprattutto, devo lavarmi vestita come vuole l’uso filippino. E la stessa cosa varrebbe se scegliessi di lavarmi al fiume. Chissà come mai questo particolare mi era stato omesso…
Dopo le abluzioni, attorno alle 18…19 abbiamo pronta la cena. L’alimentazione è sempre variegata: riso, carne o pesce e, se c’è, qualche verdura (per ora il piatto che più prediligiamo è il pollo fritto, mentre la nostra cuoca e’ riuscita ad uccidere due volte un tonno, facendolo diventare una suola…). Quando tornero’ in Italia non vorro’ vedere riso e salsa di soia per dei mesi!!!

Mentre scrivo queste righe rientrano i tre prodi speleo, raccontandoci che Hubasan Cave 1, 2 e 3 assieme valgono ben 1720 metri, record della spedizione (per ora!!) ed ennesima scusa per scolarsi altre San Miguel grandi! E così in sei giorni di attività, abbiamo passato i 7 km di esplorato.

Olè!

Teresa

la Barangay Hall

il bagno fatiscente

la cuoca e le ragazze della Barangay Hall, al piano terra: cucina e nostro deposito attrezzatura

il piano primo della Barangay Hall, dove dormiamo, ceniamo, lavoriamo

il pranzo per me e Guido, obbligati a riposare

Guido inizia a preparare la presentazione per il Department of Environmental and Natural Resources mentre a me è tornata la febbre sopra i 38 gradi

la fontana dove di solito ci laviamo

il fiume dove si lavano gli abitanti del villaggio e alcuni di noi

prime esperienze in grotte tropicali della mascotte e gambe abbronzate di lividi...

tipica colazione a base di riso, un filo di salsa di soia e pollo

cena con tonno stracotto, ovviamente anche questa a base di riso…


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